SANTACROCE

Alle pendici dei monti iblei in una terra ricca di carrubi e striata dai muretti a secco, Santa Croce Camerina è l'erede di importantissimi insediamenti archeologici quali Kamarina, Kaukana e il Casale S. Crucis di Rosacalambra. A Ovest del territorio camarinense c'è Punta Braccetto una bella località marina dal caratteristico porticciolo, mentre ad est c'è Cava Biddiemi. Santa Croce è distante pochi chilometri dal mare e questo l'ha resa vulnerabile alle dominazioni. Il mare che lambisce ottanta chilometri della costa iblea, nel passato debolezza e stimolo alla conquista della terra, oggi è forza e ricchezza naturale del territorio.

Nella Preistoria

Non si può parlare della storia di Santa Croce senza fare riferimento all'avvenimento che ha segnato tutta la terra iblea: la nascita di Kamarina nel 598 a.c.. Prima della Fondazione di Kamarina, nel territorio di Santa Croce esistevano solo dei villaggi di pescatori e pastori che costruirono i loro abitati nelle zone attigue al mare. Le ricerche archeologiche compiute in contrade come Punta di Pietro, Branco Grande e Canalotti, hanno portato alla luce i manufatti e gli utensili utilizzati in questi villaggi risalenti all'Età del Bronzo. Essi esisterono anche dopo la fondazione di Kamarina, ma vissero all'ombra della grande egemonia della colonia greco-siracusana, rimanendo sempre dei piccoli nuclei.

La città arcaica

L'abitato antico si estendeva su una collina con la sommità pianeggiante alta circa 60 metri sul mare. La città era compresa fra il fiume Ippari e l'Oanis che scorrevano a nord e a sud della collina. A Nord est l'abitato era lambito dal lacus camarinensis un antico acquitrino alimentato dalle acque dell'Ippari.
Tracce dell'agglomerato costituito dai fondatori sono state individuate con scavi recenti, in più punti della collina. Le strutture murarie, a piccole pietre sono riferibili alle prime case dell'impianto arcaico con strati di ceramica corinzia.
Gli intensi scavi compiuti dall'Orsi e le ricerche degli ultimi anni della Pelagatti, hanno reso note le necropoli camarinesi: più di duemila tombe arcaiche che costituiscono una delle necropoli più importanti della Sicilia antica.
Necropoli Orientale: Rifriscolaro - Diecisalme (inizi- fine VI secolo a.c.)
Necropoli Settentrionale : Scoglitti( metà VI-V secolo a.c. )
Necropoli Meridionale: Passo Marinaro, Piombo, Cozzo Campisi, Randello (V- II a.c.)

La città classica

La seconda fase di vita della città, quella di età classica, corrisponde al periodo di maggiore notorietà di Camarina. Sono tormentati i primi quarant'anni del V secolo: Tucidide parla di ricostruzione della città ad opera di Ippocrate. Pindaro canta l'alta selva di case, Aristarco riferisce che per la edificazione della nuova città fu tratto fango dall'Ippari per apprestare il materiale di costruzione delle case.

Il Tempio di Atena.
Venne costruito nella parte più alta della collina all'interno di un temenos sacro già tracciato dal momento della fondazione della città. Il culto di Atena dea protettrice del lavoro femminile era il più importante praticato a Camarina. Nelle monete viene anche ricordato il culto al dio fluviale Hypparis.
Dopo l'incendio e le distruzioni ad opera dei Cartaginesi, la città entra in una nuova fase, grazie anche alle grandi opera di Timoleonte che "avendo portato coloni a Camarina ingrandì la città". Anche questa fase si chiuse con la distruzione ad opera dei Romani nel 258. Tutti i resti di Camarina sono conservati nel Museo archeologico regionale.

Siti archeologici.

Gli scampati di Camarina diedero vita a un insediamento dell'interno, "Kaucana" che venne ribattezzato dagli arabi "Ras Caran", dove sono ancora visibile numerosi ruderi.
Nella località Mezzagnone è ancora in piedi, una singolare struttura di notevole valore. Si tratta di una chiesetta cristiano-bizantina divisa in tre stanze che comunicano con porte quasi interrate. Alcuni studiosi lo ritengono un bagno alimentato dalle acque della Fonte Paradiso, altri la attribuiscono all'età bizantina, altri infine un monumento di epoca romana. E' l'unico edificio di età bizantina nella Sicilia orientale ad essere ben conservato. Il territorio di Santa Croce è ricco di torri che vennero costruite a partire dall'epoca normanna.

Il centro storico

La chiesa Madre dedicata originariamente alla Vergine e dal 1900 al San Giovanni Battista, venne costruita nel XIII secolo, ma fu poi rifatta e ampliata sino a tre navate. Nella parte più antica della chiesa è custodito un monumento funerario dei primi del '600 del marchese Battista Celestri. Nelle cappelle laterali sono conservate anche una copia di ottima fattura della "Madonna di Loreto" del Caravaggio attribuita al Novelli, e una statua di San Giuseppe di Salvatore Bagnasco.
E' caratteristica la Festa di San Giuseppe che si celebra il 19 marzo, con le sue tipiche tavole imbandite con straordinarie sculture di pane.