ACATEIn una distesa pianeggiante non lontana
dal mare sulla valle del fiume Dirillo, in cui
oggi si perdono a vista d'occhio gli uliveti, gli
agrumeti e i vigneti, nacque nel 1494
una cittadina che a quel tempo si chiamava
Biscari. Il nucleo di Biscari era il "Castello"
omonimo e l'annessa chiesa di San Vincenzo. Alcuni secoli
dopo, nel 1938 Biscari fu denominato Acate. E per
entrambe il simbolo permanente era, ed è ancora oggi, il
Castello dei Principi, che da sempre dalla som mità del colle
su cui sorge la città, domina il piazzale e la valle
coltivata di Acate.
Il Castello dei Principi di Biscari
Si è persa nel nulla la lapide
che recava l'anno di fondazione e lo stemma della
famiglia proprietaria di questo Castello. Ma è certo che
il castello venne eretto alla fine del 1400,
e che subì numerose modifiche. La sua veste attuale è
sorta dalle modifiche fatte dal principe Vincenzo Paternò,
il quarto della dinastia. Nell'ala sud est vi sono le
carceri, mentre nel lato nord vi sono le strutture del
portale antico che è stato murato. Nella parte centrale
il portale è affiancato da dodici finestre su entrambe
le ali laterali.
La devozione nei confronti del simulacro
di San Vincenzo deposto nella chiesa contigua al
Castello, è legato a una storia che si nutre anc he di una
vena leggendaria. Nel 1700 il Papa Clemente XI
concesse al Principe Vincenzo Paternò Castello le
spoglie del martire San Vincenzo. La storia-leggenda
narra che il Principe si innamorò perdutamente di una
bella popolana, che abitava vicino al castello e
che accettò le avances del nobiluomo intrattenendo con
lui una relazione. Ma la principessa Anna Scamacca
Bonaiuto scoprì la tresca amorosa e fece rinchiudere
la giovane amante del marito in una delle segrete del
castello, cosparsa di miele affinchè il suo corpo
divenisse cibo delle api. La principessa in seguito si
pentì di aver compiuto il misfatto e il Papa le offrì
il perdono in cambio della offerta di accoglienza del
corpo di un martire seppellito nel Vaticano, all'interno
del Castello.
A questo evento è collegato
anche il culto di San Vincenzo e il famoso Palio,
che ad Acate si festeggia dal 1722 in onore dell'arrivo
del corpo del martire che giunse da Roma via mare e
approdò al porto di Scoglitti. Da Scoglitti sino a
Biscari, la colonna cerimoniale con in testa il Principe
accompagnò con i cavalli l'urna del martire. Ogni anno
con il Palio si commemora quella storica cavalcata.
La chiesa di
San Vincenzo
Originariamente era dedicata a
San Giuseppe, ma dopo la dep osizione del martire essa mutò il suo
nome. Il prospetto è regolare, mentre nell'interno a tre
navate, le colonne, gli stucchi e un bell'organo
arricchiscono la semplicità della struttura. Le
reliquie di San Vincenzo sono custodite in una
raffinata urna di cristallo settecentesca.
Acate: dalla
preistoria sino al MedioEvo
All'età del bronzo risalgono
gli insediamenti che vennero ritrovati nella località Poggio
Biddine, nelle quali sono state portate alla
luce are funerarie, alcune capanne e suppellettili. Le
tracce degli indigeni dell'Isola i Siculi, dei dominatori
Roman i e Bizantini, hanno
avuto riscontro con altri scavi archeologici compiuti in
alcune contrade. Con l'arrivo dei Saraceni
per la prima volta viene citato un nome:Odogrillo. La sua
etimologia potrebbe provenire dall'arabo "Wayd-Ikrilu",
ovvero il "fiume di Acrilla" che sarebbe stato
trasformato in fiume "Odogrillo", sino
all'ultimo etimo "Dirillo". Dell'abitato di
Odogrillo rimane solo il resto della grande muraglia di
contrada Casale.
Dopo la rivolta dei Vespri
contro gli Angioini, anche Odogrillo
divenne Università (le corporazioni che erano obbligate
a versare le tasse) e il Casale passo dal potere del
barone siciliano Alaimo dea Lentini alla famiglia dei
Chiaramonte. Odogrillo decadette, per poi rinascere sotto
il nome di Biscari attorno al suo
castello.
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