Scicli:"Urbs inclita et vittoriosa".
Motto Araldico di Federico II

Scicli era città indomita e vittoriosa. Nella storia di questa cittadina fra le più belle dei centri barocchi del territorio ibleo, l’avvenimento che più contraddistinse la sua anima fiera e ribelle, avvenne nel marzo del 1091. Sulla Piana oggi detta dei "Milici" sbarcarono i saraceni, che erano stati cacciati via precedentemente dai Normanni. Gli abitanti di Scicli si armarono soprattutto della loro grande forza, entusiasmo e unità e riuscirono a controbattere gli invasori. Essa fu l’unica città iblea capace di ricacciare via i turchi che erano molto più numerosi e armati fino ai denti. L’evento di questa battaglia vittoriosa si commemora ogni anno nell’ultima domenica di giugno in una festa spettacolare "La Madonna delle Milizie" e una delle più significative della Sicilia, nella quale vengono ricreati gli ambienti suggestivi della lotta dei cristiani contro i miscredenti, e in cui attori popolari con abiti d’epoca e armi, recitano sulle strade ripercorrendo i momenti più importanti di quella battaglia. Nella località dell’avvenimento venne costruita la chiesetta della Madonna dei Milici, perché secondo la sapienza religiosa popolare fu Lei, la Madonna a dare l’impeto e la forza del divino alla città orgogliosa e ai normanni guidati dal conte Ruggero, necessari per difendersi egregiamente dai saraceni e per non diventare terra di conquista.

Scicli città d’arte, natura e paesaggi..

Scicli è una città scenografica, fatta di spazi artistici ricavati nella roccia e chiaroscuri, dove la natura, i paesaggi e l’arte delle chiese e dei palazzi si fonde in contrasti di una bellezza non comune. Dall’alto del colle dove prima sorgeva l’antica città, l’eremo di San Matteo si staglia all’orizzonte e con il suo antico orologio di legno domina la città. Sono ancora in piedi i ruderi di un castello attribuito all’età greca, roccaforte di difesa dal quale si dipartirebbero due cunicoli sotteranei, che però non sono stati mai ritrovati. Questo castello difese la città anche nell’epoca buia in cui la Sicilia era terra di scorribande dei barbari, dei Vandali e dei Goti, dopo la caduta dell’Impero e la dominazione bizantina. La fierezza di questa terra venne dimostrata anche nell’827, quando Ragusa e altre città caddero nelle mani degli arabi. Scicli resistette per decenni a un lungo assedio. Oggi come ieri il colle di San Matteo può essere raggiunto solo attraverso le scale, perché nel quartiere antico non esistono strade. Nella cima vi sono ancora i sepolcreti che sono stati ritrovati in altre zone e contrade.

Casmene, Sicla o Siclis?

Le teorie degli studiosi sulle origini antichissime di Scicli sono molteplici. La più quotata è quella che si ricollega alla storia delle altre città vicine, dove sono stati rinvenuti tipici insediamenti degli antichi abitanti della Sicilia, i Siculi. Il nome dunque deriverebbe da "Siclis" denominazione dei Siculi. Ma c’è anche il grande mito di Casmene, antico nucleo scomparso quasi come Atlantide, un primato già conteso da altre città come Comiso, che ha maggior ragione di rivendicare di essere discendente direttamente dall’antica colonia dei greco siracusani. Questa ipotesi è meno valutata soprattutto per la posizione geografica di Scicli, che è molto più internata. Nel territorio di Scicli, in alcune aree quali la contrada Maulli vicine al fiume Irminio, sono venuti alla luce degli insediamenti archeologici. Non lontano dalla foce sono stati ritrovati frammenti di punte lavorate e utensili, resti di abitati attribuiti a epoca greca che confermerebbero l’ipotesi degli scambi commerciali che avvenivano lungo le sponde dell’Irminio. In età ellenica, Sicli come Motuka e Ceretanum difesero più volte Camarina nelle sue lotte strenue contro Siracusa. Nel territorio sono stati ritrovati anche resti cartaginesi. L’ultima teoria si ricollega infine all’epoca dei Romani e al Console Marcello, che secondo alcuni storici volle che nascesse "Sicla" come zecca della Sicilia. Come Modica, la città fu inclusa nelle rosa delle "decumane" e obbligata a pagare la decima delle sue ricchezze all’Impero.
Gli arabi la chiamarono "Sikla". Come avvenne altrove in Sicilia, la città accrebbe la sua potenza economica e acquisì nuove tecniche in agricoltura che le permisero di divenire ricca e prospera.
Si successero al potere i Normanni e gli Svevi. Ma fu sotto gli Angioini che l’anima ribelle di questo popolo insorse nuovamente . Con i Vespri siciliani il 5 aprile del 1282, Scicli riuscì a liberarsi dal giogo della dominazione francese e si pose sotto l’ala protettrice di Pietro D’Aragona. Successivamente la nuova incursione degli Angioini a Scicli non riuscì assolutamente a vincere lo spirito guerriero di uomini, ormai abituati a difendere la propria città anche a dispetto di invasori dalle forze molto più potenti.

Dal Colle alla Valle(XIV-XVI)

E’ notevole la singolarità di una città che dall’alto di un colle si trasferisce nella valle. Di certo gli antichi abitanti di Scicli impiegarono un lungo arco di tempo, oltre un secolo, prima di portare a termine questo passaggio al nuovo insediamento urbano che rinacque sotto forma di casali nella pianura sottostante all’Eremo. Ma l’addio al Colle di San Matteo, che prende il nome dall’omonima chiesa, non portò fortuna alla città. Il milleseicento fu il più terribile, per la peste, le cavallette, le lotte familiari che furono solo alcuni dei tanti avvenimenti luttuosi che contrassegnarono il secolo buio della città. Il terremoto del 1693 inflisse il colpo mortale sulla città che venne distrutta completamente. Dalle macerie, rinacque la splendida città barocca che è oggi un gioiello dal passato tormentato ma fulgido.